MILANO – Non è stata solo una serata di musica, ma un vero e proprio viaggio collettivo tra storie di lotta, tradizioni popolari e impegno sociale. Venerdì 20 febbraio 2026, la Casa di Quartiere di Lampugnano ha ospitato i Folk Rebelde, la band che sta riportando i brani dei Modena City Ramblers nelle periferie milanesi con un’energia travolgente e autentica.

Un’atmosfera da “osteria moderna”
Entrando nel salone della Casa di Quartiere, la sensazione è stata subito quella di trovarsi in un luogo dove la comunità si ritrova per davvero. La foto della serata parla chiaro: una platea attenta, multigenerazionale, seduta quasi a ridosso dei musicisti. Niente palchi distanti o transenne, ma solo tre sedie, una batteria, un basso, una fisarmonica, un violino e una chitarra acustica pronte a vibrare.
I Folk Rebelde si presentano così: schietti, senza fronzoli, con un sound che affonda le radici nella musica popolare ma che parla al presente.
La scaletta: tra classici e nuove ballate
Il concerto è stato un crescendo di emozioni, seguendo una scaletta studiata per far riflettere e, allo stesso tempo, far battere il piede. L’apertura è stata affidata a “Etnica Danza”, un brano evocativo che ha subito catturato l’attenzione della sala.
I momenti più intensi sono arrivati con i grandi classici del repertorio folk e di protesta. L’esecuzione di “Bella Ciao” ha visto la partecipazione corale di tutto il pubblico, trasformando il concerto in un momento di memoria condivisa. Molto apprezzata anche la reinterpretazione di “Al Dievel”, con la cornamusa suonata da Paolo Gualdoni, che ha portato una ventata di spirito libertario tra le mura di via Lampugnano.
Non sono mancati i brani come “Clan Banlieue” e la ballata finale “Nina nanna”, che ha chiuso la serata tra gli applausi scroscianti di un pubblico che non voleva saperne di andare via.
La musica come collante sociale
Eventi come questo confermano l’importanza vitale degli spazi di quartiere a Milano. I Folk Rebelde non hanno solo suonato dei pezzi; hanno raccontato storie di chi non ha voce, celebrando la resistenza quotidiana e la bellezza dello stare insieme.
“Suonare qui a Lampugnano ha un sapore diverso,” ha commentato uno dei membri della band a fine serata. “La musica folk nasce per la gente e tra la gente, e stasera l’abbiamo sentita vicina come non mai.”
Per chi se li fosse persi, i Folk Rebelde promettono di tornare presto sui palchi della città. Ma per chi c’era il 20 febbraio, resterà il ricordo di una serata autentica, dove la “rebellion” è passata attraverso il calore della band e la forza delle parole.